• Lorenzo Paci

Empiria

Aggiornamento: 14 ago

L'esperienza è alla base della conoscenza, il momento in cui interviene la sensazione, la percezione intuitiva ed immediata di un sentimento o un'emozione.


L'antica cultura greca aveva capito sin dall'inizio l'importanza di analizzare e specificare questo termine nel suo uso e significato. In greco antico la parola esperienza indicata con il termine ἐμπειρία (empeirìa), composta da ἐν, ἦν (in, all'interno) e πεῖρα (prova) voleva di fatto significare che con l'esperienza il soggetto era in grado di saggiare la realtà dall'interno.

Aristotele addirittura la definisce la capacità di cogliere l'universale attraverso i particolari. Ma l'esperienza è anche alla base della nostra crescita, della formazione delle nostre idee, le persone oscillano sempre tra ciò che nell'esperienza è evidente e ciò che appare, tra la verità e la falsità del dato empirico.

La natura è la prima esperienza che viviamo, quella con cui ci confrontiamo ogni giorno, quella che conosciamo da sempre e che comunque non smette di coinvolgerci e di stupirci. Sempre Aristotele descrive lo stupore proprio come la prima forma della conoscenza. Io sento di vivere oggi in un mondo che ha sempre più bisogno di stupirsi, di meravigliarsi, di conoscere le cose in maniera meno superficiale che attraverso lo schermo di un computer o di un televisore 40 mila pollici.



Credo ci sia sempre più bisogno di vivere delle esperienze, di saggiare la realtà dall'interno, di immergersi sul serio nelle cose per comprenderle e per lasciarci coinvolgere appieno. Il progetto Empiria nasce per questo, nasce per porsi come un nuovo modo di incontrarsi di riconoscersi, di lasciarsi meravigliare.

Non si tratta di un singolo evento, non è un workshop, non è un format televisivo, Empiria segue e sviluppa il concetto di happening, allargandolo, cercando di fornire tutti gli strumenti e gli stimoli per costruire idee e sviluppare relazioni. Per stupirsi, meravigliarsi e conoscere. Non si cerca di mostrare qualcosa, si cerca di coinvolgere in un'esperienza gli spettatori che diventano a loro volta attori.

Gli happening sono una forma di arte contemporanea abbastanza recente, che si sviluppa a partire dalla metà degli anni cinquanta e che concentra tutta la sua attenzione non sull'oggetto fisico in se, quindi non su pittura, scultura o fotografia, ma sull'evento che sta per capitare, ma non sull'evento come potrebbe essere uno spettacolo o una rappresentazione teatrale, in cui si va, ci si siede e si osserva quello che succede, ma al contrario su un qualcosa che esiste solo in quanto io, fruitore, sono li in quel determinato momento e vi prendo parte.

Empiria vuole essere una realtà aumentata, un susseguirsi di situazioni, stimoli creativi, incontri, discussioni, idee. Empiria è entrare in un labirinto e lasciarsi suggestionare dalle cose che ci circondano. In un labirinto Il tempo è dilatato, si è più attenti, più sensibili e più aperti agli stimoli che ci arrivano dall'esterno, si cercano intuizioni, sensazioni, percezioni che ci guidino fino a trovare l'uscita.


Empiria vuole porsi proprio come una scoperta, un'emozione, un'esperienza differente ogni volta che la si

affronta, non solo legata alla bellezza del posto, al lusso o alle comodità, ma anche una ricerca di quel

particolare in più che riesca a fondersi nel contesto restituendoci una sintesi unica, tra sensazioni e

bellezza, per farci riuscire ad afferrare un'idea differente di conoscenza.

Tempo fa in un piccolo paesino della Romagna, sulle colline sopra Cesena, un'amministrazione illuminata e

particolarmente attenta ad alcuni aspetti della cultura, soprattutto quella teatrale, aveva dato vita ad una

serie di residenze artistiche. Non si parlava ancora di progetti culturali o festival teatrali, siamo ancora negli

anni novanta e forse anche dal punto di vista organizzativo e burocratico era tutto più semplice, fatto sta

che il teatro Petrella di Longiano si è trasformato nel giro di pochi anni in una tappa imprescindibile (quasi

un portafortuna) per gli artisti di quel periodo.


E così da De André a Fossati (che qui hanno registrato “anime salve”) fino a Dalla e Morandi, ma anche

Dario Fo' e tanti altri, hanno calcato il palco di questo piccolo teatro di provincia, ma perché racconto

questo? Racconto questo perché la gente non si ricorda il pezzo che Morandi ha cantato, non è rimasto

nella memoria il concerto di De André, è rimasto invece quello che questa esperienza ha lasciato nel

vissuto di ognuno, è rimasto Dalla che nelle pause giocava a biliardino con gli avventori del bar del teatro,

sono rimaste le lunghe discussioni a cena tra Fossati e Faber su argomenti che spaziavano dall'arte alla

filosofia, son rimaste le incursioni notturne di Dario Fo' che a locale chiuso, convince l'amico ristoratore a

riaccendere i fornelli e metterli comunque seduti attorno a una tavola.


Son rimaste quelle esperienze che vanno oltre, che danno un senso di partecipazione e di coinvolgimento,

quelle di cui sentiamo di far parte e che vanno ben oltre l'idea che potevamo avere inizialmente.

Il concetto potrebbe essere espresso con una sola parola inglese di cui in realtà non esiste una vera e propria traduzione in italiano. Serendipity. Il termine in realtà è un neologismo che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso, o anche, il trovare una cosa non cercata ed imprevista mentre se ne stava cercando un'altra. L'autore del neologismo è dello scrittore Horace Walpole che coniò serendipity nel lontano XVII secolo. Il termine deriva da Serendip, che altro non è che l'antico nome persiano dello Sri Lanka; Walpole fu ispirato dalla lettura della Fiaba persiana "Tre prìncipi di Serendippo" di Cristoforo Armeno scrittore italiano della metà del 1500, nel cui racconto i tre protagonisti trovano sul loro cammino una serie di indizi e fortunate intuizioni, che li salvano in più di un'occasione. La storia descrive le scoperte dei tre prìncipi come percezioni e sensazioni dovute sì al caso, ma anche allo spirito acuto dei tre ed alla loro sviluppata capacità di osservazione.

Una famosa e divertente frase per descrivere il concetto di serendipità è del ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe che definisce questo atteggiamento o capacità come il cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino.

Oltre a essere indicata come sensazione, comunque la serendipità indica anche il tipico elemento della ricerca scientifica, quando scoperte importanti avvengono in maniera apparentemente casuale mentre si stava ricercando altro. Il concetto è che se il ricercatore sapesse già esattamente quello che sta cercando, non avrebbe bisogno di cercarlo, bensì gli basterebbe avere una conferma di una realtà che già prevede esista.

Il concetto è stato ripreso poi negli anni nell'area della innovazione e della tecnologia ed è altamente riconosciuto dai manager e dalle imprese (soprattutto quelle giapponesi) che lo collegano anche alla capacità di intercettare le riflessioni, le intuizioni e le impressioni personali dei singoli lavoratori, mettendole al servizio dell'intera società, provandone l'efficacia nel contesto d'impresa.

Non so quanti di voi abbiano visto “The Game” un film del 1997 di David Fincher con Michael Douglas e Sean Penn, Il soggetto che ha dato origine alla sceneggiatura sembra avere un lontano legame con il primo racconto de Il club dei mestieri stravaganti, ciclo di sei storie scritto all'inizio del Novecento da Gilbert Keith Chesterton, incentrato sullo stravagante giudice in pensione Basil Grant. Nel racconto intitolato Le terribili avventure del maggiore Brown è presente un mistero riguardante l'Agenzia dell'Avventura e dell'Imprevisto, il cui scopo è simile a quello del club del film.

Ecco, l'idea che ci accompagna è proprio quella di un'agenzia dell'avventura e dell'imprevisto, dove creatività, stimoli, incontri, casualità e suggestioni, convivano in spazio aperto creando di volta in volta una sorta di realtà aumentate.



Insomma, se di tanto in tanto vi capitasse di sentirvi come dentro la sceneggiatura di un film, non è affatto detto che non lo siate veramente...

La realtà infondo è fatta di esperienze. Empiria

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